Zombie Tsunami 


La mamma moderna-tuttologa-curiosa che è in me si è imbattuta in questo nuovo gioco su google play.

Se non sapete che cos'è google play state messi male o forse siete solo dei seguaci della mela (apple)
Google play è, sostanzialmente, un negozio virtuale. Lì è possibile trovare una miriade di giochi, di programmini (applicazioni) utili da installare sui nostri dispositivi (telefoni, tablet, etc)


Zombie Tsunami è un gioco gratuito, e fin qui ci piace molto, perciò l'ho "scaricato" sul mio tablet e l'ho installato.
Non avevo capito bene di cosa si trattasse, le due parole "Zombie" e "Tsunami" mi fanno abbastanza impressione già prese singolarmente, figuriamoci se messe insieme in un titolo!

Ho cominciato a giocare.
Non c'erano istruzioni, c'era solo un omino che correva, mangiava le persone, ribaltava auto, pullman, aerei, carri-armati...
...il mio unico compito era: farlo saltare...

I miei figli hanno definito il gioco "fighissimo" l'hanno subito istallato, hanno capito tutto e (bontà Loro) mi hanno spiegato quanto segue:
è un "runner game", tu sei uno zombie, converti cervelli, devi compiere delle missioni, dei raccogliere il maggior numero di monete, devi acquistare oggetti e accessori, devi potenziarti, ottenere più poteri...


Stì zombie moderni c'erano anche negli anni ottanta, li chiamavamo bonariamente yuppies...
(esistono ancora oggi, fanno danni dall'alto delle loro poltrone dove si sono definitivamente accomodati negli anni '90)

...il gioco, però, è molto carino, è semplice, è a prova di mamma!

Provatelo!
E' un modo simpatico per "connettersi all'universo" dei nostri ragazzi.

P.S. Trovate anche 4.13 minuti per ascoltare questa profetica canzone di Luca Barbarossa, che già negli anni '80 (quando lo sfacelo ebbe inizio) cantava:
"sono i figli di quest'Italia
quest'Italia che sta crescendo
sempre meno contadini
sempre più fondi d'investimento"




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O' babà è nà cosa seria 

Nel giorno dell'aumento dell'IVA nella "TERRA DEI CACHI" mentre siamo tutti sconvolti, smarriti e confusi ho pensato di dare a tutti una valida ragione per andare avanti:
"Il Babà"

Non vi avvilite! Visto? E' stato tutto risolto!
C'è un valido motivo anche oggi per andare a lavorare!
Forza risolleviamo le sorti di questa nazione!
Cantiamo, Beviamo e Mangiamo...basta che non Pensiamo.

Ringrazio caramente Giovanni per la foto.
...e, per dovere di cronaca, devo anche dire che l'attività di cui sopra è pure fallita...

Un, due, tre: cantiamo tutti insieme!
Non stonate! Mi raccomando: nessuna voce fuori dal coro!





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Universi paralleli 

Noi professionisti del web viviamo fuori dal mondo!
Non ci rendiamo conto che siamo una minoranza, una minoranza stanca e poco influente.
Lo so, non hai capito. Mi spiego meglio.
Ogni giorno scriviamo contenuti utili sui nostri blog, e cerchiamo di semplificare la nostra esistenza: sveliamo risorse, proponiamo riflessioni, risolviamo problemi.

A volte ci lamentiamo anche del rapporto che si crea con i clienti.
• I clienti non pagano.
• I clienti vogliono tutto e danno poco (o niente).
• I clienti non accettano i tuoi consigli.
• I clienti ti considerano un semplice esecutore.


Scriviamo articoli mossi dall’insoddisfazione e dalla frustrazione, discutiamo notte e giorno nei gruppi Facebook, su Google Plus, nei forum.
Ma lo facciamo sempre con attraverso un’ottica tipica dei professionisti del web. Ignorando il punto di vista del nostro interlocutore.
Noi viviamo in una bolla di sapone, in una piccola realtà isolata che si auto-alimenta senza contraddizione. Noi ce la suoniamo e noi ce la cantiamo. Noi, noi è ancora noi.
La realtà è diversa. Possiamo ripetere all’infinito che gli articoli di qualità non possono e non devono essere pagati 1 euro, ma la verità è un’altra.
La verità è questa: basta inserire un annuncio del genere (1,2,3 euro al pezzo) per ricevere centinaia di candidature. Forse è la crisi? Forse è la poca attenzione ai contenuti?
Noi viviamo in un universo parallelo. Un universo fatto di belle parole che nel mondo reale si perdono, si ammortizzano. Si allungano come il vino quando viene invaso dall’acqua (che sacrilegio).
Ruggero



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Dedicato a chi ritorna al lavoro 

Questo post lo dedico con tutto il cuore ai tre operai della FIAT di Melfi che oggi ritornano al lavoro.
Barozzino, Lamorte e Pignatelli BUON LAVORO

Che sia un diritto ormai ce ne siamo dimenticati...
Che sia fondamentale per la nostra vita lo sappiamo perfettamente.
Quanti possono dirsi soddisfatti del proprio lavoro?
Quanti non hanno lavoro, ma solo una mano tesa ad elemosinarlo?

Risuonano nella mia mente le parole di Papa Francesco:
"Signore insegnaci a lottare per il lavoro"

Il lavoro ci tiene sotto scacco, la mancanza di lavoro nel nostro paese è il sintomo più grave dello sfacelo totale che stiamo vivendo.

Che fare?
Io le risposte non ce l'ho.
Penso che si debba sempre lottare con dignità per il proprio lavoro.
Penso che si debba rispettare e difendere il lavoro con competenza e professionalità, nel senso che è sempre meglio esser preparati piuttosto che raccomandati.

Ma forse io sono solo una sentimentale catto-comunista che ignora le regole "dell'arrembaggio" e "del si salvi chi può"...

P.S. Chi ha riconosciuto la provenienza dell'immagine?

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Il Medioevo della comunicazione  

Chi ascolta chi?
Una delle cose che più inquietano non solo in Italia è la totale sordità del sistema della grande comunicazione.
Quello che una volta era il dibattito culturale, il confronto e lo scontro delle idee, si è trasformato in un penoso spettacolo televisivo o paratelevisivo, che riguarda un circolo ristretto di soggetti.
I partecipanti con diritto di parola sono selezionati in base a logiche arbitrarie e soprattutto clientelari.
Sui giornali maggiori dominano gli editorialisti che si punzecchiano reciprocamente con lo scopo poco nobile non di ragionare tra loro, ma solo di ottenere il consenso di chi li legge.
In televisione gli attori di questa singolare commedia sono sempre gli stessi, viaggiano da Porta a Porta a Ballarò, da Agorà a Quinta Colonna, dall’Ultima Parola alla Guerra dei Mondi, passando per allegri pomeriggi sui canali 1,2,3,4,5 ecc.
Qua e là affiora, quasi a sorpresa, qualche presenza insolita di puro contorno. Tanto più che la TV trasforma ogni dialogo in uno scontro personale che ha l’unico scopo di ingraziarsi gli spettatori. L’informazione è ridotta in quel contesto a pillole superficiali e inverificabili che non lasciano tracce.
Questa degenerazione contagia purtroppo anche le ultime isole di stampa libera, prigioniere di un’attualità culturale imposta dall'alto.
Il risultato è che quasi tutti ignorano le realtà minori, che restano tristemente sommerse.
L’opacità generale ha un effetto indiretto anche sulla cultura cosiddetta underground, che finisce per crogiolarsi nel suo minoritarismo, affollata com'è di microgruppi che si sfogano vanamente su facebook o sui mille e mille blog visti dai soliti quattro amici, un oceano di voci che nessuno ascolta in cui affogano anche i pensieri e i progetti più innovativi.
Come rompere questo accerchiamento che trasforma la realtà complessa in banalità e frantuma ogni discorso sensato?
Come ripristinare un dialogo in cui ci si ascolta davvero, liberandosi dalla sterile esibizione di sé che ormai inquina ogni discorso?
Ecco alcune delle questioni da porre, prima di ogni roboante programma, a coloro che vogliono sul serio ricostruire una sinistra all'altezza delle sfide dei nuovi tempi.
Tutto il resto è chiacchiera.
Ruggero


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