Il bombardamento di Lauria... sono trascorsi settanta anni 

Lauria 7 settembre 1943. Io quel tragico giorno l’ho vissuto in prima persona.
Avevo quasi sei anni, abitavo al quartiere “Casaletto” in via Giovanni Cosentino, ma spesso ero dai nonni materni, che abitavano al quartiere “Taverna” in via Carlo Alberto.
Conoscevo tutti i bambini ed i ragazzi della "Taverna". Ricordo ancora i loro nomi: i due fratelli Peppino e Carina, Rita con i fratelli Pasquale e Peppino, Vittorio, Ugo.
Anche se piccoli sapevamo perfettamente e a nostre spese, purtroppo, che l'Italia fosse in guerra.
Spesso vedevamo passare stormi di aerei, di notte stavamo al buio perché si doveva osservare l’oscuramento completo, nessuna luce trapelava dalle abitazioni.
I generi alimentari erano razionati con la carta annonaria, detta “tessera”, anche i farmaci erano quasi introvabili. La guerra ci univa anche nell'ansia, ogni famiglia era preoccupata per la sorte di un figlio, di un padre, di un marito che era in guerra e del quale non si avevano notizie.
La mattina del giorno 7 settembre 1943 io e mia madre eravamo andati a casa di mia nonna e dopo un po’ che eravamo lì sentimmo rombi di aerei e boati. Una famiglia composta da marito moglie e due bambine, di cui una di pochi mesi, che abitava vicino a casa di mia nonna, venne a rifugiarsi da noi. Una mia amica Rita, che stava giocando con me, fu richiamata a casa dalla madre.
Mentre gli scoppi ed i boati si facevano più frequenti ed intensi il vicino di casa, unico adulto presente, prese un po’ il comando della situazione. Già in precedenza, nel timore di un bombardamento, mia nonna aveva fatto fare ad un parente un sopralluogo alla casa per stabilire un eventuale rifugio.
I posti indicati furono due: una specie di grotta al piano terra ed un arco nel muro, (una volta in muratura di rinforzo e di spessore maggiore del muro), prospiciente via Carlo Alberto al primo piano. Fu scelto quest’ultimo posto come rifugio. Ci sistemammo sotto “l’arco”, per meglio dire ci ammassammo in piedi, in quanto tra grandi e piccoli eravamo in otto, mentre gli scoppi erano quasi continui.
Ad un certo punto ci fu uno boato fortissimo, la casa tremò ed istantaneamente fu invasa da un polverone. La bambina piccola lanciò un urlo quasi inumano, io gridai “mamma mi soffoco”, il vicino di casa, che si era sistemato davanti a tutti noi a braccia distese a mò di protezione, diceva “calma, calma, respirate mettendo un fazzoletto sulla bocca”.
Non si vedeva niente, eravamo immersi tutti in un polverone. Per nostra fortuna gli scoppi cessarono e pian piano la nube che ci avvolgeva incominciò a diradarsi...
Solo il vicino si mosse, noi rimanemmo immobili nel luogo che ci sembrava più sicuro. Si affacciò dal balcone che dava su Via Carlo Alberto e disse:
“Siamo vivi per miracolo. La casa di Donna Mariuccia (la dirimpettaia) è rasa al suolo, quelle a fianco sono danneggiate, qui il balcone non esiste più, il pavimento è tutto sconnesso, ora non muovetevi perché io vado avanti a vedere se l’uscita è libera e sicura”.
Ritornò subito e ci invitò a muoverci uno per volta, per paura che il solaio potesse crollare, verso l’uscita che dava sul lato opposto.
Arrivati all'aperto vedemmo la distruzione e le macerie che ci circondavano.
Passammo le settimane seguenti presso dei parenti che abitavano in contrada Seta. La casa che ci ospitava era composta dalla cucina e dalla stanza da letto. Ci vivevamo in undici.
Ritornai alla "Taverna" qualche tempo dopo, con mia madre, quando la situazione sembrava essersi ristabilita (era stato firmato l'Armistizio) e immediatamente fui colpito dal silenzio e dalla desolazione che vi regnavano.
Non trovai quasi più nessun amico, c'erano solo Vittorio ed Ugo. Nella casa che fu rasa al suolo dalle bombe c'erano otto persone, cinque erano amici miei.
Ricordo, e non dimenticherò mai, la corsa di Rita verso la sua casa, per rispondere alla chiamata della madre. La sua fu una corsa verso la morte che, in una guerra assurda, scatenata dalla sete di potere degli uomini, colpiva chi aveva appena iniziato il percorso della vita.
Oggi, quando sento i Potenti del mondo affermare che la pace si ha facendo la guerra, ho brividi.
Penso alle bombe, guardo i miei nipoti giocare e penso che la storia non ci ha insegnato nulla.
Trovarsi nel mezzo di un bombardamento è orribile!
Uscire vivi da un bombardamento lo è altrettanto.
Vorrei che questi Signori, in preda di una “benevole” magia, si trovassero indifesi al centro di un bombardamento per cercare realmente la via della pace fra i popoli.

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Domattina si va a Castrocucco 

Non succede spesso che il Giro d'Italia tocchi gran parte del Sud, ma di quello di quest'anno non possiamo proprio lamentarci.
Per la seconda volta, in novantasei edizioni, la corsa è partita da Napoli e, dopo le prime due tappe fra Napoli ed Ischia, punta verso Sud, fino a Serra San Bruno.
In Basilicata ci sarà l’arrivo della 5^ tappa a Matera e domani, nella 4^ tappa Policastro Bussentino – Serra San Bruno, avremo il passaggio lungo la costa di Maratea.
Questa è la più ghiotta occasione per vedere, magari a Castrocucco, dal vivo il Giro.
A Castrocucco, che non è certo lo Stelvio o il Mortirolo e si trova dopo solo 30 Km dalla partenza, vedremo al massimo, un gruppetto di attaccanti della prima ora e poi tutto il gruppone.
Comunque, arrivando sul posto verso le ore 11, secondo l’organizzazione il passaggio dei corridori dovrebbe avvenire intorno alle ore 12, avremo modo di vedere tutto lo spettacolo della Carovana Rosa che precede la corsa vera e propria.
Un altro valido motivo della presenza in massa a Castrocucco dovrebbe essere quello di testimoniare affetto ed incitamento al nostro corregionale POZZOVIVO ( dorsale n. 11) e ringraziarlo per quanto fece l’anno scorso a Lago Laceno ed augurargli ed augurarci che ci conceda un bis quest’anno.
La 5^ tappa, che si concluderà a Matera, oltre ad essere una vetrina particolare per la zona e soprattutto per i Sassi, nella parte finale interesserà le strade dove abitualmente si allenava e si allena ancora Domenico Pozzovivo.
Egli stesso, alla presentazione del Giro, ha dichiarato di essere particolarmente emozionato nel trovarsi a gareggiare con tanti campioni sulle strade di casa.
E' davvero arrivato il suo momento!
Domenico Pozzovivo, potrà pedalare da fuoriclasse fra la sua gente.
In bocca al lupo Domenico !!!


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4 maggio 1949 SUPERGA ! 
Oggi 4 maggio, fra le tante cose della quotidianità, per me è significativo per questi due eventi: tragedia di Superga e partenza del Giro d’Italia.
Riservandomi di parlare in seguito del Giro d’Italia, che rappresenta col suo passaggio una festa popolare, voglio ricordare e rendere omaggio al GRANDE TORINO.
Nel primo dopoguerra, mentre l’Italia intera cercava di risollevarsi con coraggio, sacrifici, caparbietà dalle macerie, anche lo sport partecipava a questi sforzi, anzi fungeva da cassa di risonanza. Nel ciclismo Coppi e Bartali e nel calcio la squadra del Torino con i loro successi, anche fuori dai confini nazionali, rappresentavano la rinascita del Paese.
A quell’epoca il Torino, col suo strapotere, era il calcio italiano. I suoi giocatori erano tutti in Nazionale. La domenica, quando si giocavano le partite, solitamente, io e gli amici del mio quartiere andavamo a casa di un vicino, che possedeva una radio, ad ascoltare le radiocronache appassionate e fantasiose di Nicolò Carosio e ci sentivamo coinvolti e partecipi alle giocate dei nostri eroi.
La formazione del Torino era sulla bocca di tutti, la recitavamo come il Pater Noster: Bacicalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.
Il 4 maggio 1949 a Torino , era un giorno di nebbia e pioggia, verso le ore 17 la città fu scossa da un boato che ebbe l’effetto di annientare la squadra INVINCIBILE.
Che era avvenuto?
Capitan Mazzola, a nome suo e di tutta la squadra, giocatori e dirigenti, aveva accettato l’invito a disputare una partita a Lisbona, per festeggiare l’addio al calcio del capitano della Nazionale portoghese Ferreira, suo amico. Gesto di grande solidarietà ed amicizia. Al ritorno, ormai nei pressi di Torino, causa la fitta nebbia e la scarsa strumentazione di volo che allora esisteva, l’aereo su cui viaggiava l’intera squadra si schiantò presso la Basilica di Superga.
Morirono tutti.
In un attimo quella squadra divenne LEGGENDA.
Chi ama lo sport, ed il calcio in particolare, non può non riconoscere nel GRANDE TORINO un caposaldo dello sport italiano.


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Gli scritti di mio padre 

Inauguro oggi una nuova categoria:
"Gli scritti di mio padre"
E' uno spazio in cui mio padre scriverà delle sue passioni, dei suoi ricordi, delle sue esperienze e di tutto quello che gli verrà in mente (sono una figlia mooolto democratica)
Perchè seguirlo??
Perchè è un ultrasettantente che non vaneggia, o almeno, se lo fa, lo fa con cognizione di causa e senza l'aiuto del botox.
Beccatevi quindi gli scritti di un ciclista-comunista-torinista.
...e poi mi farete sapere...

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