Universi paralleli 

Noi professionisti del web viviamo fuori dal mondo!
Non ci rendiamo conto che siamo una minoranza, una minoranza stanca e poco influente.
Lo so, non hai capito. Mi spiego meglio.
Ogni giorno scriviamo contenuti utili sui nostri blog, e cerchiamo di semplificare la nostra esistenza: sveliamo risorse, proponiamo riflessioni, risolviamo problemi.

A volte ci lamentiamo anche del rapporto che si crea con i clienti.
• I clienti non pagano.
• I clienti vogliono tutto e danno poco (o niente).
• I clienti non accettano i tuoi consigli.
• I clienti ti considerano un semplice esecutore.


Scriviamo articoli mossi dall’insoddisfazione e dalla frustrazione, discutiamo notte e giorno nei gruppi Facebook, su Google Plus, nei forum.
Ma lo facciamo sempre con attraverso un’ottica tipica dei professionisti del web. Ignorando il punto di vista del nostro interlocutore.
Noi viviamo in una bolla di sapone, in una piccola realtà isolata che si auto-alimenta senza contraddizione. Noi ce la suoniamo e noi ce la cantiamo. Noi, noi è ancora noi.
La realtà è diversa. Possiamo ripetere all’infinito che gli articoli di qualità non possono e non devono essere pagati 1 euro, ma la verità è un’altra.
La verità è questa: basta inserire un annuncio del genere (1,2,3 euro al pezzo) per ricevere centinaia di candidature. Forse è la crisi? Forse è la poca attenzione ai contenuti?
Noi viviamo in un universo parallelo. Un universo fatto di belle parole che nel mondo reale si perdono, si ammortizzano. Si allungano come il vino quando viene invaso dall’acqua (che sacrilegio).
Ruggero



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Dedicato a chi ritorna al lavoro 

Questo post lo dedico con tutto il cuore ai tre operai della FIAT di Melfi che oggi ritornano al lavoro.
Barozzino, Lamorte e Pignatelli BUON LAVORO

Che sia un diritto ormai ce ne siamo dimenticati...
Che sia fondamentale per la nostra vita lo sappiamo perfettamente.
Quanti possono dirsi soddisfatti del proprio lavoro?
Quanti non hanno lavoro, ma solo una mano tesa ad elemosinarlo?

Risuonano nella mia mente le parole di Papa Francesco:
"Signore insegnaci a lottare per il lavoro"

Il lavoro ci tiene sotto scacco, la mancanza di lavoro nel nostro paese è il sintomo più grave dello sfacelo totale che stiamo vivendo.

Che fare?
Io le risposte non ce l'ho.
Penso che si debba sempre lottare con dignità per il proprio lavoro.
Penso che si debba rispettare e difendere il lavoro con competenza e professionalità, nel senso che è sempre meglio esser preparati piuttosto che raccomandati.

Ma forse io sono solo una sentimentale catto-comunista che ignora le regole "dell'arrembaggio" e "del si salvi chi può"...

P.S. Chi ha riconosciuto la provenienza dell'immagine?

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Paese che vai 

Questa foto me l'ha mandata un amico da Napoli.
L'ha scattata lunedì pomeriggio, all'uscita dall'ufficio in via Roma.

E' grandiosa!
Non c'è niente da dire.
Quando l'ho vista perfino io sono rimasta senza parole!
...ed ho detto tutto...

Poi ho pensato che è un privilegio vivere in un posto così.

Non voglio aggiungere altro, lascio a ciascuno di Voi i paragoni con differenti città in cui indubbiamente non si trovano tifosi seduti ai tavolini del bar (solo dopo 3 giornate di campionato...)

A prescindere da tutto ti mette di buon umore!
...e questo non è poco...

Buona passeggiata cittadina, riuscirete a superare o almeno ad eguagliare cotanto esemplare?

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Il Medioevo della comunicazione  

Chi ascolta chi?
Una delle cose che più inquietano non solo in Italia è la totale sordità del sistema della grande comunicazione.
Quello che una volta era il dibattito culturale, il confronto e lo scontro delle idee, si è trasformato in un penoso spettacolo televisivo o paratelevisivo, che riguarda un circolo ristretto di soggetti.
I partecipanti con diritto di parola sono selezionati in base a logiche arbitrarie e soprattutto clientelari.
Sui giornali maggiori dominano gli editorialisti che si punzecchiano reciprocamente con lo scopo poco nobile non di ragionare tra loro, ma solo di ottenere il consenso di chi li legge.
In televisione gli attori di questa singolare commedia sono sempre gli stessi, viaggiano da Porta a Porta a Ballarò, da Agorà a Quinta Colonna, dall’Ultima Parola alla Guerra dei Mondi, passando per allegri pomeriggi sui canali 1,2,3,4,5 ecc.
Qua e là affiora, quasi a sorpresa, qualche presenza insolita di puro contorno. Tanto più che la TV trasforma ogni dialogo in uno scontro personale che ha l’unico scopo di ingraziarsi gli spettatori. L’informazione è ridotta in quel contesto a pillole superficiali e inverificabili che non lasciano tracce.
Questa degenerazione contagia purtroppo anche le ultime isole di stampa libera, prigioniere di un’attualità culturale imposta dall'alto.
Il risultato è che quasi tutti ignorano le realtà minori, che restano tristemente sommerse.
L’opacità generale ha un effetto indiretto anche sulla cultura cosiddetta underground, che finisce per crogiolarsi nel suo minoritarismo, affollata com'è di microgruppi che si sfogano vanamente su facebook o sui mille e mille blog visti dai soliti quattro amici, un oceano di voci che nessuno ascolta in cui affogano anche i pensieri e i progetti più innovativi.
Come rompere questo accerchiamento che trasforma la realtà complessa in banalità e frantuma ogni discorso sensato?
Come ripristinare un dialogo in cui ci si ascolta davvero, liberandosi dalla sterile esibizione di sé che ormai inquina ogni discorso?
Ecco alcune delle questioni da porre, prima di ogni roboante programma, a coloro che vogliono sul serio ricostruire una sinistra all'altezza delle sfide dei nuovi tempi.
Tutto il resto è chiacchiera.
Ruggero


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Storia di un Logo 
"Ci vuole un logo" sono state le parole del mio amministratore.
"Obbedisco" ho risposto (generalmente gli rispondo sempre così quando so che ha ragione.)


Potrei qui considerare per ore sulla percentuale di volte in cui gli uomini in generale hanno ragione, ma non è questo il nocciolo della questione...

Torniamo a bomba sull'argomento. Trovare un logo.
Naturalmente c'è chi fa questo di mestiere o di professione, che dir si voglia, io non sono fra loro (come Voi ben sapete...)
Però, seguendo la filosofia del "ci provo", la mia mente si è messa autonomamente in movimento.
Comunicare è un dono, un'arte, forse un mestiere.
Io sono per l'immediatezza, la sintesi, la spontaneità, ma non è semplice racchiudere l'immensità del pensiero in un immagine (logo) unica.
Avrei sostanzialmente bisogno di un logo a tempo determinato...
ma poi non sarebbe più un logo...

Ho focalizzato dunque la mia attenzione su ciò che mi sta più a cuore:
la libertà di pensiero
espressa in modo intelligente, leggero, ironico, geniale, mai mediocre e meschino, sempre volando in alto!

La mente umana è un organo affascinante, spesso messo in un angolo dagli accessori, risponde agli stimoli con prontezza e dinamicità immediata.
Partendo dalla libertà di pensiero sono arrivata ad un aeroplanino di carta.
Cosa c'è in mezzo?
Una Piuma, una Pozzanghera, Dedalo e Icaro, l'Aquila, l'Ornitottero di Leonardo, Patrick De Gayardon, il Dirigibile Good Year...

L'Aeroplanino di carta: leggero, ironico, talvolta insolente, alla portata di tutti, vola solo se ha l'impulso giusto...
Ecco il mio simbolo, è il mio logo.
Ho avuto l'OK del mio amministratore, dei miei figli, di mio marito, della "sora Gina"...
insomma il logo ed io ci piacciamo, ci siamo scelti, vi piace?

P.S. verrà approfondito in seguito il discorso "obbedisco"



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